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L’intelligenza emergente e i frullati di contenuti
L’allegato di Web Docet - un approfondimento su quello che non è entrato nel podcast di questa settimana.
Nel 2004 James Michael Surowiecki pubblica un libro molto interessante e molto citato. Che in parte descrive e in parte preconizza alcuni dei fenomeni che stanno vivificando la Rete, e conseguentemente anche la didattica che vede nei fenomeni di Rete le più promettenti linee di sviluppo della formazione che verrà. Il titolo dice già molto: The Wisdom of Crowds, Why the Many Are Smarter Than the Few and How Collective Wisdom Shapes Business, Economies, Societies and Nations.
L’interazione tra le informazioni e la conoscenza condivisa tra più persone produce di solito soluzioni più sagge di quelle pensabili da una sola persona (a patto che ci sia diversità di opinioni, indipendenza e capacità di aggregazione). Un elogio (pragmatico) alla condivisione - contraltare e insieme sottolineatura dell’individualismo riflessivo che secondo molti è caratteristico della post-modernità. Gli esempi di Surowiecki sono per lo più economici, e le sue “folle” non si fondono mai in “un sol uomo” - mantenendo chiare le differenze tra persona e persona.
Ma questa saggezza distribuita funziona anche per i contesti didattici? Forse. Ne scrive Kathy Sierra sul suo blog, e ne commenta Catepol, facendo (anche) riferimento all’e-learning e all’apprendimento collaborativo.
Kathy Sierra scrive delle migliaia e migliaia di foto pubblicate da migliaia e migliaia di persone all’interno del famoso social network fotografico Flickr come esempio di “intelligenza collettiva” - generata però da singoli individui. Intelligenza a disposizione di chi abbia voglia e capacità di attingervi (che diventa “stupidità collettiva” se la collaborazione si limita a cercare, per esempio, di scattare o editare tutti insieme una singola foto). E lo stesso potrebbe dirsi per altri luoghi del cosiddetto web 2.0 - come per esempio YouTube per i video.
Tutto questo vale anche per i progetti formativi? Forse - come scrivevamo. La collaborazione (anche didattica) dovrebbe andare nella direzione di un’aggregazione di individualità e punti di vista indipendenti e originali: è l’intelligenza emergente dei sistemi complessi di cui parla Steven Johnson.
Intelligenza che spesso emerge dal Web. Come fare però a tirar fuori il sangue (formativo) dalle rape di Internet?
Uno strumento utile (o quanto meno da sperimentare) potrebbe essere SplashCast, un nuovo serissimo gioco del Web 2.0. Ne scrive con la solita completezza Robin Good. SplashCast è un nuovo servizio che permette facilmente di montare, pubblicare e ridistribuire i contenuti multimediali. Con mille potenzialità didattiche. Si mette tutto dentro, come in un frullatore: foto, video, testo, audio, ecc - ed ecco un media personale. Intelligente? Si spera, ovviamente. Ma quello nessuno lo può garantire - nemmeno la folla più saggia che ci sia.
Info su questo articolo
Stai leggendo “L’intelligenza emergente e i frullati di contenuti,” un articolo di Antonio Sofi
- Pubblicato :
- 06 Feb 2007 / 12:09
- Categoria:
- Approfondimenti
5 Commenti
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