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Twitter: didattica ed everywhere messaging

La scorsa settimana, tra le tante possibili (ancora in buona parte sperimentali) applicazioni del web 2.0 nella didattica (Cosa può fare la scuola con il web 2.0? Mille cose più Twitter) segnalavo un primo tentativo di usare Twitter.com, un servizio che si pone all’incrocio comunicativo e cognitivo tra instant messaging, (micro)blogging e social network.

TwitterLa forza di Twitter è la sua semplicità d’uso: serve, ad un primo livello, a pubblicare messaggi di massimo 140 caratteri (un limite che scatena creatività sintetiche e ha rinverdito servizi che, come tinyurl, riducono la lunghezza di url e permalink). La pubblicazione può avvenire tramite pagina web, oppure instant messaging, oppure ancora via sms. I messaggi pubblicati arrivano a coloro i quali hanno scelto di seguire il tuo flusso, con le modalità da loro scelte. E viceversa tu ricevi gli aggiornamenti di chi hai scelto di seguire. Un meccanismo semplice e scalabile: ci può essere o non essere reciprocità, ci sono messaggi privati, chiunque può scegliere di volta in volta come ricevere o mandare gli aggiornamenti.


Alcune (recenti) opinioni su Twitter

C’è chi pensa che Twitter sia una piccola rivoluzione silenziosa: che trova innanzitutto terreno fertile nelle piccole cose quotidiane, in un uso minimo e magari esiziale, per poi diventare qualcos’altro. Seguendo naturalmente le strade dei bisogni soddisfatti. Robert Scoble, coautore di Naked Conversation, per esempio, scrive che “Big revolutions always start with the stupidest small things”. Dal cazzeggio, tradurrei io. Scoble pensa per esempio ad un suo possibile uso in situazioni di emergenza diffusa come i terremoti.

Altra opinione. Anche essa scelta tra le recentissime. Per Elizabeth Lane Lawley, quello che fa Twitter in maniera semplice e brillante è fondere insieme diversi usi sociali (blogging personale seppur leggero e sintetico, “indicatore di presenza” - ovvero cosa sto facendo ora -, messaging sincronico, ecc) “into a fascinating blend of ephemerality and permanence, public and private”. Un luogo intermedio e flessibile tra effimero e permanente, tra pubblico e privato. Diacronia e sincronia, aggiungerei io.

Non mancano critiche e diffidenze (che rimarcano la non-novità e la ridondanza di questo strumento, piuttosto che i rischi a livello di privacy), ma ai più sembra un passo veloce ed efficace verso l’Everywhere Messaging, ovvero la possibilità di mandare e ricevere messaggi dovunque e in modi diversi, sul quale una citatissima ricerca di ben 7 anni fa (di C. Schmandt, N. Marmasse, S. Marti, N. Sawhney, and S. Wheeler) s’interrogava.

In ambito didattico?
La scorsa settimana segnalavo appunto di un primo tentativo di utilizzare il meccanismo all’interno di un contesto didattico. Come quella proposta da Doug Belshaw, per ricordare ai propri studenti compiti da fare o altre informazioni, soprattutto considerato il fatto che, come detto, Twitter dà la possibilità di ricevere gli aggiornamenti (gratuitamente) sul proprio numero di cellulare in forma di sms.

Sulla opportunità di usare Twitter in ambito didattico, anche Ewan McIntosh, esperto edublogger di edu.blogs, che evoca la possibilità di usarlo per migliorare la comunicazione della scuola con i genitori. Per esempio creando differenti canali twitter di aggiornamenti su news, conferenze, scadenze, gare sportive, risultati didattici, ecc.

Parents could subscribe to different Twitter channels created by a school: Head Teacher’s news, pupil of the week, announcements of meetings, sports news… Every time a new piece of news is released their mobile buzzes with the message. Alternatively, they could set it up on their work computer Internet Explorer, using the orange RSS button. If I were in a classroom I’d be seizing this to just send home great news on pupil progress (rules on identifying pupils remain - first names only, no class name given).

Chi ha idee migliori? :)


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