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Il multitasking ci renderà stupidi. O intelligenti in maniera diversa.

Multitasking, by Kathy SierraAbbiamo davanti (siamo noi) una Multitasking Generation? Forse.
E’ d’altronde uno dei tanti tentativi di definire la generazione successiva alla generazione X (eternata dal famoso romanzo di Douglas Coupland, che ora è diventata più o meno felicemente trentenne). Generazione multitasking perché capace di fare più cose contemporaneamente. Seguendo e gestendo più strumenti comunicativi, e più conversazioni. Con attorno tante luccicanti tecnologie. Una generazione nativa della Rete, immersa nel mare di internet, abituata a nuotare dentro le tante piscine dei messanger, dei social network, del web 2.0 di nuova generazione.

Le metodologie didattiche devono adeguarsi a tutto questo?

Segnalo, come mero spunto di riflessione, qualche post degli ultimi giorni.

Secondo Donald Clark, docente di Brighton, bisogna distinguere tra varie modalità di multitasking, che ha aspetti negativi e positivi.

Interessante lo studio di Naomi Baron su 158 studenti, dal quale emerge che la maggior parte di loro pratica una sorta di multitasking selettivo, che tende a filtrare, ignorare e bloccare attività e conversazioni, portandone di volta in volta alcune in primo piano o in secondo piano.
Ad aggiustare continuamente il volume, come da titolo della ricerca.

Comunque il 98% degli studenti pratica qualche forma di multitasking, e le conversazioni contemporanee (in varie forme ovviamente: sia basate sul computer che off line) vanno da 1 to 12, con una media di 2.67. “Messaging was a ‘background’ activity” - sintetizza Donald Clark.

Ma questa “attività di sottofondo” disturba l’apprendimento?
Clark ricorda le citatissime ricerche di Koolstra, Van der Voort (2003) sul fatto che il multitasking pregiudica l’apprendimento. Ricerche riguardo la capacità di svolgere dei compiti con varie distrazioni in sottofondo (radio, video musicali, soap operas): tranne che per la musica di sottofondo, tutti gli altri tentativi di multitasking (soprattutto le soap operas!) peggiorarono la performance degli studenti, seppur non allungando in maniera significativa i tempi di svolgimento dei compiti.

Non è finita qui, contro il multitasking. Secondi alcuni, il semplice switching , il passaggio da un “compito” all’altro fa perdere tempo e concentrazione (sintetizza mirabilmente la questione Kathy Sierra che segnala altri studi - ce n’è fin troppi - e scrive che il multitasking ci renderà tutti stupidi, incapaci di fare una cosa per bene, e raggiungere risultati di qualità). Chissà se è davvero così, io personalmente avrei qualche dubbio.

Eppure Clark conclude che il punto, forse, è che il multitasking non serve ad apprendere nel modo in cui è tradizionalmente inteso l’apprendimento (concetti e linearità). Ma che (uno) fa guadagnare tempo e allunga le giornate. Alcuni studi parlano di sette ore al giorno; più precisamente 48 ore su una settimana media, e 46% di tempo utile in più al giorno. E (due) serve ad acquisire competenze che sono forse più utili delle mere nozioni. Ovvero come comunicare con le persone, e come gestire le informazioni.


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